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Il termine "dieta’ da anni fa ormai parte del business sociale e riempie la nostra vita quotidiana entrando nelle nostre case attraverso riviste, libri, pagine web e programmi televisivi. Sono centinaia le "diete’ proposte da tali mass-media e decine gli "stili alimentari’ sui quali dibattono famosi dietologi e nutrizionisti.
Tra questi che definisco appunto "stili’ con un significato più blando rispetto a quello più rigido di "dieta’ troviamo la rinomatissima DIETA A ZONA che ormai da anni ha rivoluzionato la vita di milioni di persone e "vip’ della tv e dello spettacolo, partendo dall’America, Paese in cui essa trova i suoi natali circa un ventennio fa grazie al biochimico dal quale ha preso il nome: Barry Sears
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La sua attenzione si concentrò su una particolare categoria di potenti ormoni già oggetto di studio da parte di altri medici del tempo: gli eicosanoidi, agenti biologici che controllano moltissime funzioni organiche come il sistema cardiovascolare e quello immunitario, controllando i depositi di grassi.
Questi ormoni vengono prodotti in due forme: quelli buoni (vasodilatatori) e quelli "cattivi’ (vasocostrittori) l’equilibrio tra i quali garantisce una normale pressione sanguigna. La dieta a zona "tradizionale’ e "originale’ americana fonda quindi la sua particolare ripartizione in nutrienti ( 40% carboidrati, 30% proteine, 30% grassi) proprio sull’obiettivo di tenere sotto controllo la produzione organica di tali eicosanoidi.
E tutto ciò non valutando, come classicamente siamo abituati a fare, l’introito calorico giornaliero, bensì il numero di "blocchi’, ognuno dei quali composto dalla suddetta ripartizione percentuale e soprattutto la "risposta glicemica’ che ogni alimento provoca a livello ematico ( e i conseguenza sui livelli di insulina).
Tuttavia, data appunto la sua particolarità di bandire, ad esempio carboidrati ad alto IG (indice glicemico) come il pane ( e derivati come pizza, pasta ecc.) fondamento tipico della dieta mediterranea alla quale soprattutto noi italiani siam abituati sin da bambini, molto spesso la dieta a zona spaventa chi si avvicina ad essa.
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E’ così che nasce la Zona Italiana, che segue comunque le direttive di quella originaria americana, ma presenta nelle sue tabelle nutrizionali anche alimenti tipicamente mediterranei, pur inserendoli nelle categorie delle "fonti privilegiate, quasi privilegiate e quelle svantaggiose’.
In questo modo, chiunque volesse provare la Zona, non sarebbe necessariamente costretto a rinunciare, ad esempio, alla mitica fetta di pane e pomodoro, ma sarebbe comunque informato e consapevole di quanto sia conveniente usare con moderazione tali alimenti.
Sinceramente troviamo questa versione italiana della Dieta a Zona molto più "accessibile’ e meno drastica a chi davvero è da sempre abituato a far colazione con caffè e cornetto e a pranzare con un bel piatto di pasta seguito dalla "scarpetta’ col pane.
E’ una evoluzione "intermedia’ dato che si colloca a metà strada tra la dieta mediterranea e quella a Zona originale.
